“Frammenti d’anima” edito da Diamond Editore, in uscita a fine dicembre all’interno della collana Pillole, è il primo libro di Flavio Iacones, giovane scrittore crotonese che ha creduto fortemente nel suo progetto di pubblicazione ed ha trovato attraverso la poesia, il modo di dare voce al sentimento che accompagna e muove ogni suo passo.

In frammenti d’anima c’è la voce di un uomo, o meglio di uno, nessuno, centomila, che attraversa le fasi dell’innamoramento, l’illusione, il distacco e la malinconia di un amore, restando un amante leale, profondo e fedele anche, e soprattutto, nel momento dell’ abbandono, laddove l’ inquietudine, la solitudine e la lontananza spesso offuscano i ricordi più puri rivelando solo quelli più crudeli.

I sentimenti contrastanti vivono attraverso un lessico elegante e ricercato, che arriva dritto all’anima. Flavio Iacones in merito a questo libro si definisce un cantastorie, perchè nelle sue poesie non racconta solo se stesso, ma anche le emozioni vissute da suoi amici. Per tale ragione si vede anche come narratore nel senso che narra le emozioni e canto l’amore sotto molteplici punti di vista.

Il rapporto di Flavio Iacones con la scrittura non è scandito da alcuna ritualità. L’autore dedica molto tempo all’osservazione durante la quale allena la mente riflettendo a lungo su cose che vorrebbe scrivere ma che restano sospese, fin quando arriva il momento in cui avverte l’esigenza di scrivere. La poesia di Iacones è il mezzo che veicola pensieri rimasti sospesi per anni, parole da raccogliere perché restano nell’aria. Ma anche pensieri nero su bianco.

La poesia è insomma una valvola di sfogo. L’unica raccomandazione che l’autore si premura di fare e che serve soprattutto come suggerimento di lettura, è che la silloge di poesia non deve essere interpretata, ma sulla scia delle proprie sensazioni personali, il lettore deve immedesimarsi e leggerlo con gli occhi del cuore, e solo così si avrà la possibilità di riconoscersi in un proprio frammento d’anima.

Lei si sente più poeta o narratore?

Ho sempre detto che mi sento più un cantastorie. Nelle mie poesie non racconto solo me, le sensazioni ed emozioni mie, ma anche quelle di cui sento parlare dai miei amici. Però mi vedo anche come narratore nel senso che narro le emozioni e canto l’amore sotto molteplici punti di vista.

Cos’è per lei la poesia, alla quale, per altro hai dedicato “Poesia”?

La poesia è il mezzo che veicola pensieri rimasti sospesi per anni, parole da raccogliere perché restano nell’aria. Ma anche pensieri nero su bianco. La poesia è insomma una valvola di sfogo.

Da cosa è nato il suo bisogno di scrivere e quando?

Ho iniziato da piccolo, forse intorno ai dieci anni. Scrivevo dei versi su piccoli fogli che poi raggruppavo e “rilegavo” componendo una raccolta fatta in casa. Da che mi ricordo mi è sempre piaciuto scrivere. Alla fase iniziale è seguito un periodo di non scrittura, probabilmente perché pensavo che la poesia fosse un’arte antica, forse superata, sicuramente poco attuale. Dal 2003 ho ricominciato con la poesia intitolata Amo in te (poesia che apre il libro, ndr), da allora vivo la poesia come racconto delle emozioni.

Post Author: Flavio

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